Palpitare di nessi, visto da Maurizio Vincent Malloy Iachini
Una figura incastonata nel buio fangoso di un battente respiro. Sono costole che arrancano su rumori lontani, su punti di nero che schizzano via sulle spalle larghe che dondolano. Sarà la visione di occhi sbronzi di un finto cognac, saranno occhi in licenza che serbano di assopirsi, ma il sottoscritto li lascia pulsare, fuggire, sparire in una lunga campagna di conquista, questa, senza parole. In un terreno segnato da un soffocato urlo, l’oscurare di petrosa figura che, ad un ritmo di volteggi di avida scoperta, spia il valzer su ginocchia piegate.
La notte impone la sua fatica, occultazione delle uscite, le teste si alzano ed io rimango un animale seduto.
Torna con l’acqua e due figure ci si perdono dentro. Eco di donna che bacia parole su pixel di acqua di un’intangibile costituzione; opprimenti rintocchi di macchie scure galleggiano sul fondo. In quel preciso momento un urlo senza voce in quell’abisso senza fondo di un freddo glaciale, il tempo. Parole. Poggio lo sguardo sulla poltrona n.9. Inizio ad interrogarmi sulle cause e gli effetti delle parole e di quanto mi possano far pensare ad altro. Giocando con i numeri:
Il 9 è un numero. Ok ci siamo.
Il 9 è un numero composto con i seguenti divisori: 1 e 3.
9 sono le Muse personificazione per le scienze e le arti della somma delle conoscenze umane. In mitologia sono nate da Zeus in nove notti d’amore. Quindi non è un caso che io fossi lì quella sera.
9 sono i mesi di gestazione per il genere umano. Gli spezzoni visti sono i primi passi di una più lunga sperimentazione; quindi stavo assistendo al periodo fetale, forse alla creazione dell’apparato nervoso che tanto si dimena in me.
Proliferazione di gas nel cervello e divento molto attivo. Un microfono che batte al battere del mio piede sul n.9; è l’ultima fase, la mielinizzazione. Questa permette il passaggio efficace di segnali elettrici che si sposano bene con il teatro. È arte come costruzione di ore, ovvero un anticoncezionale bioetico refrattario alle discussioni.

hei, eravamo in sala parto insieme, ragazzo!
la maieutica reciproca ci ha reso genitori felici.