Palpitare di nessi, visto da Giovanna Elvis Holden Ninfadora
E’ una classe senza cattedre, e nonostante gli “educatori” si siedano pedagogicamente ad altezza d’occhio, come si fa coi bambini e con gli animali, siamo alunni indisciplinati e intossicati dai veleni industriali e mediatici. Stringiamo le cosce di fronte alla maieutica, di riflesso, per vizio. Ci difendiamo dicendo che c’è qualcosa di mostruoso e romantico nel succhiare fino a gonfiarsi della zecca, un’affezione alla vita ingorda e sterile che, eppure, è sempre una forma di amore. Nulla di nuovo, anni di schermaglie generazionali maestro-discepolo.
Eppure Socrate ci riconoscerebbe al volo, che siamo bulli buoni, da ultima fila, finti disillusi. Con le gambe incrociate sul banco e i libri di poesia nascosti nello zaino. Ecco perché solo quando non visti, quando si spengono le luci, nonostante i nostri sensi calcificati, filtriamo.
Percepiamo che più che nella condanna prettamente verbale alla cecità, all’informità della massa, dei mass-media, la critica germoglia sullo sfondo. Che è acqua, e che diventa disturbo-nebbia televisiva, assenza di segnale, fino ad ingoiare i personaggi. Fino a farli cadere con un tonfo sordo, che spacca il quarto muro spaventando tutti, anche i bulli da ultima fila.
Intuiamo l’inquietudine vibrare nei r-e-s-p-i-r-i primordiali dell’uomo senza testa che cammina a passi grevissimi dietro un corpo immobile, eterno eppure morbido, fallibile. Un frutto di pietra, ma pieno di semi. Lasciamo coesistere nei nostri cuori di sia Bartleby che al giogo del sistema “preferisce di no” ed esercita il suo diritto di non esercitare, che Antigone che scelse morte (“l’avrai”) pur di non piegarsi alla tirannide.
Questo spettacolo è un esperimento coraggioso di “trasmissione” reciproca, sicuramente un poco troppo verbosa e costretta a scontrarsi con un velo di diffidenza. (“E si solleva, anche, IL Dubbio Insoluto: è davvero necessario spiegare l’arte?)
Un travaglio difficile, sicuramente, chè siamo madri adolescenti, disabituate alle doglie. Ma siamo fertili, e abbiamo il bacino largo. Necessiteremo di sostegno per tenere a bada gli squilibri chimici post-partum, e incubatrici a camera aperta, che creino un ambiente a temperatura, umidità e senso del sociale adatti a conservare le verità che partoriamo premature. Ma è una parto assistito che darà i suoi frutti: ad orecchie attente, nelle sale dei teatri, nelle aule senza cattedre si può avvertire, flebile, qualche neonato emettere un sommesso, minuscolo barbarico YAWP sopra i tetti del mondo.
Felicitazioni per il lieto evento.

Un soldato americano protetto dal suo equipaggiamento e una donna irachena dagli occhi coperti da una benda sono i soli sopravvissuti ad una ordinaria azione di pattugliamento per le case di Falluja da parte di un esercito che uccide in nome della lotta al terrorismo e dell’esportazione della democrazia. Sarà una lunga notte per loro, costretti a condividere una sorte precaria, in uno spazio angusto in cui si alternano la paura della morte e l’illusione della speranza, in una dialettica della violenza che rovescia continuamente i ruoli di vittima e carnefice. Attendono i marines che portino in salvo il soldato e restituiscano il figlio alla donna irachena: un’attesa che sarà vana e dal compimento tragico per entrambi.
Saranno spazi non violenti per persone speciali quelli che il 10 maggio, dalle 17 alle 20, verranno allestiti in piazza Mazzini per il gioco laboratorio Tutti, nessuno… escluso. Si tratta di un’iniziativa della quarta edizione di Viva Festival realizzata in collaborazione con l’associazione I nuovi amici, da anni impegnata nel fornire ai giovani diversamente abili un luogo di incontro dove conoscersi, superare pregiudizi e diffidenze e instaurare rapporti di amicizia. Un’attività consolidata negli anni, svolta attraverso l’organizzazione di momenti di gioco e socializzazione tra ragazzi normodotati e disabili in un contesto di integrazione e di superamento delle diversità.
Insieme alla quarta edizione del Viva Festival giovedi 5 maggio prende il secondo appuntamento del laboratorio di comunicazione, che diventa 2.0. Dopo la prima edizione dell’ottobre scorso, documentata nel blog vivafestival.wordpress.com, con post prevalentemente testuali a formare un patchwork di punti di vista diversi, in questa edizione alla parola scritta si affiancheranno immagini e video, completando quella convergenza digitale perfettamente sintetizzabile e moltiplicabile grazie al web 2.0. Sarà sempre lo stesso blog vivafestival.wordpress.com la piattaforma di riferimento di un laboratorio che sarà mezzo di espressione dei suoi partecipanti e redazione strumento di comunicazione degli eventi del Festival.
Esperienze di nonviolenza a partire da territori di guerra e Falluja_Studio, sono i primi due appuntamenti del Viva festival, la stagione culturale maceratese totalmente dedicata ai ragazzi e alle politiche giovanili, in tema di “non violenza e diritti” giunta quest’anno alla sua quarta edizione.

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